Gli intellettuali organici possono aiutare a comunicare meglio risultati scientifici controversi all’opinione pubblica? Uno spunto dalla geo-engineering

Giorgio S. Taverna, Institut für Physik der Atmosphäre, Johannes Gütenberg Universität, Magonza, Germania.

Dato che la  tecnologia è onnipresente presente nelle nostre vite, è normale che l’uomo della strada si interessi a concetti e teorie scientifiche. Queste sono inizialmente generate nelle università, nei centri di ricerca e nelle industrie ad alto livello tecnologico e gradualmente si fanno strada nell’opinione pubblica. Questo flusso di informazioni mostra dei problemi ed i  risultati scientifici a volte arrivano all’opinione pubblica distorti, semplificati o addirittura corrotti.

Paradossalmente, le aree scientifiche meno colpite da questo problema sono quelle caratterizzate dai più alti livelli di complessità e modellizzazione teorica, come l’astronomia e la fisica teorica, percepite come non aventi alcuna influenza diretta sulla vita delle persone normali o giudicate come una questione che riguarda esclusivamente gli specialisti. In questo caso, il flusso di informazioni classico (comunità scientifica-giornalismo-opinione pubblica) funziona bene poiché l’uso di metafore e illustrazioni trasformano la descrizione in uno stile  narrativo che la rende più facilmente comprensibile al pubblico. Tuttavia, questo modo di comunicare inizia a fallire quando l’oggetto scientifico si riferisce direttamente alla vita quotidiana delle persone.

In Quaderni del carcere (Q. II (XVIII) Introduzione allo studio della filosofia,1932-1933) A. Gramsci scrisse in maniera brillante: “Non si fa politica-storia senza questa passione, cioè senza questa connessione sentimentale tra intellettuali e popolo-nazione. In assenza di tale nesso i rapporti dell’intellettuale col popolo-nazione sono o si riducono a rapporti di ordine puramente burocratico, formale; gli intellettuali diventano una casta, o un sacerdozio (così detto centralismo organico)”.

In questa nota si intende imitare questa idea nel contesto della comunicazione scientifica, dove si ha bisogno di simili intellettuali che non siano semplici “reporter” di risultati scientifici, ma possano creare una “connessione sentimentale” tra scienziati e popolo. Tuttavia, si riconosce che il punto di vista politico delle riflessioni di Gramsci è utilizzato in questa nota nel contesto più ampio della comunicazione scientifica. A questo proposito, con il termine “popolo-nazione” si intende l’opinione pubblica di una specifica nazione. Tale intellettuale dovrà condividere il patrimonio storico, culturale e linguistico dei destinatari dell’informazione ed essere profondamente radicato nella società che è portato a rappresentare.

In altre parole, sarà un “intellettuale organico”. In particolare, contribuirà a stabilire una fruttuosa interazione a doppio senso tra gli scienziati e una comunità specifica per evitare le terribili caratteristiche dell’ “intellettuale tradizionale” che, secondo Gramsci (Quaderni del carcere, Q. IV (XIII), 1930-1932. Appunti di filosofia I – Miscellanea – Il canto decimo dell’inferno “<<sa>>, ma non sempre comprende e specialmente <<sente>>”, mentre “l’elemento popolare <<sente>>, ma non sempre comprende o sa”.  Inoltre, le interazioni tra questi due mondi eviterebbero un tipo di autocensura mostrata, ad esempio, dagli studiosi  del clima tedeschi quando viene chiesto loro di pronunciarsi in pubblico su aspetti del cambiamento climatico difficili da comunicare o che possano innescare opinioni contrastanti nella società tedesca.

Questo nuovo tipo di intellettuale aiuterebbe anche i giornalisti a ridurre l’elevato grado di interpretazione, semplificazione e sensazionalismo che di solito caratterizza i risultati scientifici da loro riportati. Infatti, incertezze e lacune normalmente presenti negli studi scientifici sono rapidamente colmate con concetti e conclusioni che non provengono dal mondo scientifico, ma che di solito servono agende politiche od economiche. Questo approccio alla fine rende l’intera descrizione originale radicalmente diversa dall’obiettivo iniziale dello scienziato. D’altro canto, la giusta e corretta rappresentazione ad un pubblico non specialista, delle incertezze rilevate in un lavoro scientifico, è una seria preoccupazione tra gli scienziati e si è dimostrata un compito arduo.

La crisi generata dal cambiamento climatico è di per se globale ed è giunta ad una fase in cui gli scienziati stanno valutando misure creative per guadagnare tempo necessario alla rimozione dei gas serra nocivi all’atmosfera. La geo-engineering è tra queste. Viene definita come la varietà di tecniche progettate per modificare intenzionalmente il clima in modo da alleviare gli effetti dannosi del cambiamento climatico. Si tratta  di un argomento molto controverso con un ampio spettro di opinioni tra la comunità degli studiosi del clima e l’opinione pubblica. A  tal proposito, la geo-engineering è un perfetto esempio di come gli “intellettuali organici” che condividono il patrimonio culturale dei destinatari dell’informazione, conoscendo non solo argomenti scientifici ma sentendo anche le relative implicazioni nel mondo reale, possano animare il dibattito democratico intorno a tali tecniche.

L’iniezione stratosferica di aerosol (ISA), che consiste nel rilasciare specifiche particelle nelle parti superiori dell’atmosfera per riflettere nello spazio la luce solare e quindi raffreddare la superficie terrestre, è una delle tecniche di geo-engineering più studiate. Affidarsi esclusivamente alla riduzione delle emissioni di gas serra non sarà sufficiente per rispettare il trattato internazionale del 2016 sui cambiamenti climatici (“accordo di Parigi”). Di conseguenza, gli scienziati stanno esplorando la possibilità di utilizzare le strategie ISA per contenere l’aumento della temperatura superficiale al di sotto di una certa soglia.

Finora gli studi sull’ ISA si sono concentrati esclusivamente su studi modellistici e di laboratorio, mentre i test in atmosfera hanno dovuto affrontare una feroce opposizione soprattutto da parte di  ambientalisti e comunità locali. Recentemente, un progetto di ricerca ISA chiamato SCoPEx, condotto dall’Università di Harvard e progettato per rilasciare una quantità molto piccola (2 kg) di particelle riflettenti a 20 km di altitudine su Kiruna (Svezia), è stato interrotto  dalla Swedish Space Corporation sotto l’intensa pressione dei Saami, allevatori indigeni di renne.

Åsa Larsson Blind, vicepresidente del Consiglio Saami, ha dichiarato che le soluzioni  tecnologiche del progetto SCoPEx erano “completamente contrarie a ciò che dobbiamo fare ora, ovvero trasformarci in una società a zero emissioni di carbonio in armonia con la natura”(www.reuters.com/article/us-climate-change-geoengineering-sweden-idUSKBN2BN35X, in inglese).

Con tutto il rispetto per le opinioni del vicepresidente, riteniamo che continuare con il progetto avrebbe dato un’opportunità unica per capire meglio come la ISA funziona e potenzialmente rifiutarla se si fosse rivelata eccessivamente dannosa per l’ambiente. Oppure calibrarla per ridurre al minimo gli effetti negativi sull’ambiente e allo stesso tempo ottenere i benefici di una temperatura superficiale più bassa. La piccolissima massa di particelle rilasciate nell’atmosfera avrebbe generato un impatto nullo sulla vita e sugli interessi della comunità Saami. 

Cosa potremmo imparare dalle lezioni di Gramsci in questo caso? Cosa avrebbe fatto? Probabilmente avrebbe coinvolto popolazioni indigene Saami fin dall’inizio del progetto, invitate ad andare ad Harvard e alle numerose discussioni che hanno lo animato. Avrebbe potuto suggerire di aprire una pagina web sul progetto in lingua svedese Saami.

Per concludere, è tempo di lasciare entrare le idee di Gramsci sugli intellettuali, nei nostri laboratori, uffici e conferenze. La geo-engineering, in particolare la ISA, è un argomento che coinvolge intrinsecamente scienziati, ingegneri, responsabili politici, stakeholder e comunità locali: un ambiente fertile per la formazione di nuovi intellettuali organici, in grado di “comprendere” e “sentire” gli altri gruppi coinvolti. 

Bibliografia

Gramsci A., 2014. Quaderni del carcere, edizione critica dell’Istituto Gramsci. Torino, Einaudi [1975]

Keutsch F., 2021. SCoPEx. [online] Available at: <https://www.keutschgroup.com/scopex> [Ultimo accesso 15 Aprile 2021]. 

MacMartin, D. G., Ricke, K. L. and Keith, D. W., 2018. Solar geoengineering as part of an overall strategy for meeting the 1.5 °C Paris target. Philosophical Transactions of the Royal Society A. Mathematical, Physical and Engineering Sciences. 376, 20160454 (2018).

Wright, M.J., Teagle, D.A.H. and Feetham, P.M., 2014. A quantitative evaluation of the public response to climate engineering. Nature Climate Change, 4, pp. 106-110. doi.org/10.1038/nclimate2087.

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