Gramsci, Togliatti, Martini e l’apparato illegale del Pci (1922-1925)

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«Di alcuni “comitati segreti” del partito socialista, incaricati di preparare la rivoluzione, la polizia italiana si preoccupa già nel 1919. Il secondo congresso dell’Internazionale comunista, nel 1920, stabilisce che l’organizzazione di un apparato illegale del partito sia una condizione indispensabile per aderire all’Internazionale. E già nel settembre 1921 le polizie europee si accordano per scambiarsi dati nella lotta antibolscevica. Il controllo poliziesco non sembra incontrare grandi resistenze: nel luglio 1922 l’apparato illegale comunista (Ufficio I) è “permeabile” ai suoi vertici, Bruno Fortichiari – è lui il Martini della riunione di Mosca del maggio 1923 – e Giuseppe Berti.

Fortichiari il 29 gennaio 1923 si lamenta col Centro che le voci su di lui e sull’apparato clandestino girano troppo a Milano: le norme di sicurezza sono trascurate. Il 3 febbraio Bordiga, uno dei capi del partito, è preso dalla polizia mentre esce da un ufficio illegale di via Frattina a Roma, con 2500 sterline, appena ricevute dai sovietici, e vari documenti, che stava pensando di mettere al sicuro. Terracini (l’Urbani della riunione di Mosca) parla, nei suoi rapporti all’Internazionale, di colpo catastrofico per il partito. Dopo la cattura di Bordiga, e in relazione con essa, la polizia in effetti arresterà oltre 250 persone».

Massimo Mastrogregori, Comunismo underground e segreto, in «Storiografia», 23, 2019, pp. 241-258.

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